Noi di Azione scuola reputiamo l’accordo tra MIUR e sindacati sulla Mobilità 2017/18 del tutto inadeguato in quanto in contrasto al principio delle pari opportunità e della continuità didattica. In seguito a numerose richieste la nostra Associazione ha, pertanto, intenzione di proporre un ricorso relativo alla mobilità del personale scuola 2017/18 laddove impedisce ai titolari di ambito di chiedere l’assegnazione sulla scuola alla quale sono assegnati, cosa invece permessa a chi decide di cambiare sede.
Il decreto sulla mobilità, infatti, scardina temporaneamente il sistema di assegnazione dei nuovi immessi in ruolo previsto dalla legge 107/2015 che prevede unicamente l’assegnazione su ambito, e il rinnovo triennale dell’effettiva sede di assegnazione, ma lo fa in modo parziale e discriminante.
È, infatti, innegabile, che l’assegnazione su ambito anziché su cattedra rappresenti per il docente un cambiamento negativo che va nella direzione della precarizzazione del lavoro e dell’incertezza, in quanto mantiene, de facto, una spada di Damocle legata a un potenziale cambiamento di sede all’interno di ambiti territoriali ampi, nella maggior parte dei casi, svariate decine di Km e rende incerta la continuità didattica, a detrimento degli stessi studenti. In questo quadro, il recente piano di mobilità introdotto dal Governo ha portato un ulteriore elemento di discriminazione, offrendo la possibilità a chi sceglie di cambiare sede, di ricevere un’assegnazione su scuola, potendo scegliere direttamente il codice meccanografico di cinque istituzioni scolastiche, ma negando tale possibilità a chi volesse spostarsi su un posto vacante dello stesso istituto, o, ancora, a chi volesse essere assegnato definitivamente al posto che ricopre in via temporanea triennale, adducendo come motivazione per tale scelta l’impossibilità del sistema informatico di rilevare come libera una sede occupata, cosa smentita dallo stesso sistema che, tramite l’applicazione denominata “Istanze Online”, permette in realtà di scegliere qualunque codice meccanografico indipendentemente dall’effettiva presenza di posti vacanti o meno, compreso il posto occupato dallo stesso richiedente. Sarà, successivamente, un algoritmo appositamente creato che scremerà le scelte in base all’effettiva disponibilità, e nulla vieta che tale algoritmo possa riconoscere come disponibile solo per il richiedente il posto o l’istituzione a cui lui stesso è temporaneamente assegnato. O vogliamo pensare che siano gli algoritmi a determinare le scelte politiche, e non viceversa?
In conclusione, offrire la possibilità di uscire dall’incertezza degli ambiti territoriali solo a chi sceglie di cambiare sede viola almeno due importanti principi: quello delle pari opportunità, sancito costituzionalmente, e quello della continuità didattica, in quanto potrebbe indurre molti docenti a fare domanda di trasferimento con l’unico scopo di avere una sede certa e definitiva.